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Il Centro Recupero

Dal 1993, date le continue segnalazioni da parte dei pescatori locali di rinvenimenti di esemplari di tartaruga marina in difficoltà nelle loro reti, è iniziata nella provincia di Grosseto l’attività di recupero, riabilitazione e rilascio di questi animali nel Mar Tirreno Settentrionale in collaborazione con Istituti di Ricerca nazionali.

Attualmente l’attività del Centro è portata avanti dallo Staff di tartAmare, composta da professionisti del settore. La struttura è inserita nella Rete Toscana coordinata dall’Osservatorio Toscano per la Biodiversità (OTB).

L’OTB è un sistema integrato e coordinato con l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPAT), strumento tecnico scientifico della Regione Toscana e le sue Università, la Direzione Marittima, i Centri di ricerca, le Associazioni di categoria delle attività produttive e quelle coinvolte nello studio e nell'osservazione dei mammiferi marini e delle tartarughe marine.

Centro Recupero Tartamare

Nel Centro, che si pone in continuità con il Centro Recupero che aveva sede presso l'ex Acquario Comunale di Grosseto sono state curate e restituite al mare solo dal 2000 ad oggi circa 150 tartarughe marine, con alcuni picchi negli anni 2003, 2008, 2009, sui quali la ricerca scientifica sta indagando.

TartAmare interviene anche su tutte le tartarughe spiaggiate già morte per raccogliere dati in merito alla salute del nostro mare: le tartarughe infatti sono un indicatore biologico delle condizioni di salute del loro habitat.
Gli esemplari curati al Centro e poi rilasciati in natura danno preziose informazioni alla ricerca su queste specie.

Ad esempio, grazie alla collaborazione con il prof. Paolo Luschi del dipartimento di Etologia della facoltà di Biologia dell' Università di Pisa  è stato possibile applicare rilevatori satellitari per il monitoraggio degli spostamenti e delle rotte migratorie su esemplari liberati dal Centro, i cui movimenti sono stati seguiti per periodi di tempo variabili (Loggerheads in the Tyrrhenian Sea).

Dalla cooperazione con l’Università di Siena, invece, in atto ormai da molti anni, è stato possibile ricevere informazioni sulla presenza e degli effetti degli inquinanti sulle tartarughe marine.

Tali studi vengono effettuati attraverso dei test specificamente sviluppati su materiali biologici prelevati senza arrecare disturbo agli animali in degenza presso la struttura.

È possibile ad esempio evidenziare effetti geno tossici o di alterazione delle funzioni riproduttive.